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Horsey Windpump: il mulino idrovoro simbolo dei Norfolk Broads

Chi conosce le idrovore della pianura padana o i mulini dei polder olandesi si sentirà stranamente a casa a Horsey, un minuscolo villaggio nell'angolo orientale dei Norfolk Broads, in Inghilterra. Qui, in riva a uno specchio d'acqua orlato di canneti chiamato Horsey Mere, si alza una torre di mattoni rossi con una cuffia bianca a forma di scafo rovesciato e quattro pale che tornano a girare nelle giornate di vento. È lo Horsey Windpump, uno dei mulini più fotografati d'Inghilterra. Eppure in questa torre non è mai stato macinato un solo chicco di grano: il suo mestiere era sollevare acqua, giorno dopo giorno, per impedire alle campagne circostanti di tornare palude.

Una bonifica lunga secoli

I Broads sembrano una regione di laghi naturali, ma non lo sono affatto. Le loro distese d'acqua sono antiche cave di torba scavate nel Medioevo: per secoli la torba fu il combustibile di questa parte dell'Inghilterra orientale, e le fosse di estrazione, invase a poco a poco dalle acque, diventarono gli specchi lacustri di oggi. Tra un broad e l'altro si stendono prati da pascolo strappati alla palude con argini, canali e drenaggio continuo. Gran parte di queste terre sta appena sopra il livello del mare, e l'acqua filtra senza sosta nei fossati che ritagliano i campi. Senza un pompaggio costante, tutto tornerebbe acquitrino nel giro di poche stagioni. È in questo contesto che nacquero i mulini idrovori dei Broads, parenti stretti dei mulini di polder dei Paesi Bassi: macchine a vento con un unico compito, alzare l'acqua dai fossati bassi a un canale più alto, da cui defluiva per gravità verso i fiumi e infine verso il mare. Decine di queste torri punteggiano ancora le rive dei fiumi Bure, Yare, Waveney, Ant e Thurne, in condizioni che vanno dal rudere al monumento perfettamente restaurato.

La torre di Dan England, 1912

Il mulino che si visita oggi è sorprendentemente giovane per la sua fama. Fu costruito nel 1912 da Dan England, stimato costruttore di mulini del vicino villaggio di Ludham, la cui officina realizzò e mantenne molti mulini dei Broads orientali. England innalzò la torre di mattoni sul sito di un mulino più antico, che da generazioni prosciugava le stesse paludi. La scelta del luogo non era casuale: qui convergono i fossati della conca di Horsey, a due passi dal mere e dalle vie d'acqua che conducono al fiume Thurne. Dal punto di vista tecnico, la costruzione del 1912 era una macchina all'avanguardia. Montava pale a persiana, con serrande regolabili secondo la forza del vento, e una rosa di coda che orientava automaticamente la cuffia controvento, liberando il guardiano dalla fatica di ruotarla a mano a ogni cambio di direzione. Vale la pena soffermarsi sulla data: nel 1912, mentre le città si elettrificavano, in questo angolo remoto del Norfolk si investiva ancora con convinzione nell'energia eolica, perché per una palude isolata restava la fonte di energia più pratica e affidabile.

Come funzionava la pompa a vento

Il meccanismo dello Horsey Windpump racconta in piccolo la logica di tutta la bonifica. In cima alla torre, le quattro pale catturano il vento e fanno girare un albero motore alloggiato nella cuffia. Una serie di ingranaggi trasmette la rotazione a un albero verticale che scende lungo tutta la torre fino al piano terra, dove aziona il gruppo di pompaggio. Questo solleva l'acqua dai fossati di livello basso e la riversa nel canale di livello alto; da lì l'acqua raggiunge il mere, poi la rete del Thurne, e alla fine il mare. Il custode della palude, il marshman, viveva al ritmo del cielo: con poco vento l'acqua saliva nei fossati e minacciava i pascoli, con troppo vento bisognava ridurre le serrande o fermare le pale prima che il meccanismo andasse fuori controllo. A questa veglia si aggiungeva la cura quotidiana della palude: pulire i fossati, controllare chiuse e paratoie, sorvegliare il bestiame. Il mulino era insieme strumento di lavoro e segnale visibile da lontano, capace di dire a tutta la zona come tirava il vento e se si stava pompando.

Il mare nel 1938, il fulmine nel 1943

Due catastrofi chiudono la vita attiva del mulino. Nel febbraio del 1938, durante una tempesta invernale, il Mare del Nord sfondò il cordone di dune presso Horsey Gap. L'acqua salata dilagò sulle paludi, sommerse le terre attorno al mulino e al mere e costrinse diverse famiglie ad abbandonare le case. L'episodio mostrò con brutale chiarezza quanto sia fragile questa costa bassa: solo una sottile cresta di dune separa il mondo d'acqua dolce dei Broads dal mare. Il sale avvelena i suoli e la vegetazione d'acqua dolce, e ci volle tempo perché i pascoli tornassero utilizzabili. Pochi anni dopo, nel 1943, un fulmine colpì il mulino. I danni posero fine per sempre al suo lavoro di pompa a vento; da allora pompe meccaniche, prima a motore e poi elettriche, presero in carico il compito senza fine di tenere asciutta la conca di Horsey. La torre rimase in piedi, ma trasformata: da macchina a monumento. Il suo destino riassume quello di tutti i mulini idrovori dei Broads, soppiantati verso la metà del Novecento dalle moderne stazioni di pompaggio.

Il National Trust e il restauro del 2019

Nel 1948 lo Horsey Windpump passò, insieme alla tenuta circostante, al National Trust, la grande fondazione britannica per la tutela del patrimonio e della natura. Conservare un mulino di mattoni su una palude costiera battuta dai venti non è però un intervento una tantum, bensì un impegno permanente: pioggia, vento e aria carica di salsedine aggrediscono senza tregua legno, tela e parti in ferro. Nel corso dei decenni sono state necessarie ripetute campagne di lavori. L'ultimo grande restauro si è concluso nel 2019: la cuffia, ricostruita nella caratteristica forma a barca tipica del Norfolk, e una serie di pale nuove hanno restituito al monumento la sua sagoma classica dopo anni di impalcature. L'edificio è tutelato come monumento storico. Oggi i visitatori possono salire di piano in piano, osservare da vicino gli ingranaggi e affacciarsi dalla galleria per abbracciare con lo sguardo fossati, paludi, mere e dune: un panorama che spiega in un colpo solo l'intera impresa della bonifica.

Foche, canneti e cieli sconfinati

La visita ripaga anche al di là della tecnica. Il mere, oggi riserva naturale, raccoglie in inverno grandi stormi di uccelli acquatici, e i falchi di palude cacciano sopra i canneti in ogni stagione. A breve distanza dal mulino, la spiaggia di Horsey Gap ospita una delle colonie di foche grigie più celebri d'Inghilterra: nei mesi freddi le dune si punteggiano di cuccioli. Pochi luoghi combinano con tanta naturalezza archeologia industriale, orizzonti piatti e spettacolo faunistico. L'anello a piedi che dal mulino porta alle dune e torna lungo i fossati della palude è una delle passeggiate classiche dei Broads, e rende quasi tangibile la funzione della torre: ogni prato verde calpestato lungo il cammino è terra che le pompe, un tempo mosse dal vento e oggi elettriche, mantengono asciutta giorno dopo giorno.

Sulla mappa

Lo Horsey Windpump è solo un punto in una costellazione straordinaria di mulini idrovori, mulini a torre e mulini a vento sparsi per il Norfolk e ben oltre. Se questo racconto vi ha messo voglia di orizzonti piatti e di pale che girano, aprite la mappa interattiva e ingrandite sui Norfolk Broads: troverete Horsey e i suoi vicini lungo il Thurne, e da lì potrete proseguire l'esplorazione verso i paesi dei mulini di tutto il mondo.